Oltre la sofferenza ci siamo noi

Mentre scrivo questo articolo riconosco che avrei voluto scriverlo qualche ora fa, eppure ci riesco solo ora, così lo noto, sorrido e prendo consapevolezza di quelle emozioni che affiorano sulla pelle a ridosso della 50° giornata mondiale dedicata alla Terra. Una giornata speciale questa, che ci ricorda che possiamo compiere sempre una scelta: quella di evitare tutte quelle esperienze che ci creano disagio, distraendoci, rifugiandoci nei film, nei sogni a occhi aperti o chiusi o nel cibo, oppure accogliere quello che la vita ci riserva, anche quando ci mette di fronte a sofferenze che avremmo voluto veder posticipate o preferito evitare.

Fa paura la sofferenza eppure ci accompagna a ogni passo della vita, arriva a toccare le nostre esistenze e a farci percepire quella vulnerabilità che avremmo preferito non guardare, convinti che evitandola ne saremmo rimasti indenni. Eppure quella vulnerabilità ci racconta quello a cui più siamo legati, quello che nutre e arricchisce le nostre vite.

Ci racconta del desiderio di prenderci uno spazio per noi quando entriamo in contatto con la sofferenza, di ritagliarci dei momenti in cui dedicarci a noi prima e poi ai nostri cari e magari del contesto in cui viviamo, che sia la nostra famiglia, i colleghi di lavoro, gli amici e poi la nostra terra.

Questo prenderci cura di noi è un’abilità che nel tempo impariamo e diventa sempre più raffinata tanto da motivarci a dedicarci all’altro che soffre per fornirgli sollievo e farlo sentire in un luogo sicuro, come se fosse a casa…quando contattiamo la sofferenza nutriamo il desiderio di alleviarla, sia che riguardi noi, sia che riguardi le persone che ci accompagnano nel sentiero della vita, sia che riguardi la nostra cara terra, una terra che ci ospita e che vediamo sempre più messa a dura prova da un approvvigionamento esasperato nei confronti delle risorse e da uno sfruttamento opportunistico del territorio.

Sono tante le riflessioni su cui mi vorrei soffermare, tuttavia credo che sia giusto riprenderle in un secondo momento e far spazio a una curiosa scoperta che ho fatto oggi…sì, perché la giornata di ieri, ossia la 50° giornata mondiale della terra, è stata fatta coincidere con la giornata mondiale di preghiera per la cura del creato e non credo sia stato un caso.

Credo che, a prescindere dalla fede che ognuno di noi coltiva, il bisogno e desiderio di alleviare la sofferenza che proviamo nel vedere le immagini ai tg di una terra colpita dalla natura che è stata colpita a sua volta dall’uomo ci chieda di fermarci, soffermarci e comprendere che siamo arrivati a un bivio: andare avanti come abbiamo fatto finora, consapevoli che lasceremo a chi ci seguirà un mondo devastato, o promuovere un cambiamento a partire dalle piccole abitudini quotidiane che possano nel loro piccolo fungere come quelle gocce che confluiscono nell’oceano e gli consentono di saziare la sete della terra e, come l’effetto farfalla, si ripercuotono positivamente nella vita di ciascuno di noi?

Credo che sia utile ripartire da noi, imparando a prenderci cura di noi stessi, degli altri e del contesto in cui viviamo per poter tornare a nutrire la terra che ci ospita. E credo che sia utile ripartire anche dalla consapevolezza del tempo che scorre – il famoso “panta rei” del filosofo Eraclito – e che ogni momento può essere uno spazio in più per noi e per chi è in relazione con noi…perché, anche se la mente sa riproporci amabilmente e abilmente vecchie storie che spesso possono irretirci e bloccarci, il nostro cuore sa che quando viene sfiorato, toccato e anche turbato può mantenere costante il suo battito, evitare battute d’arresto che ci potrebbero chiedere maggiori energie per ripartire, ricominciare e riprendere da dove eravamo rimasti.

Vi dedico una poesia, ispirata alla canzone di Ivano Fossati e all’articolo che trovate linkato nell’articolo relativo alla giornata della cura del creato.

“Dicono che c’è tempo”

Dicono che c’è tempo per ogni cosa:
c’è il tempo dell’amicizia,
che a volte si scioglie altre resta indissolubile,
c’è il tempo dell’amore, che nutre il cuore,
c’è il tempo della famiglia, quella in cui nasci e cresci e quella che costruisci
e poi c’è il tempo del perdersi per ritrovarsi e poi salutarsi.
C’è il tempo delle corse e poi c’è il tempo dei rallentamenti
e poi ci sono le soste e le nuove partenze.
Il tempo scorre, non s’arresta
E poi ci sono orizzonti che cambiano
mentre i cuori ascoltano un battito che è sempre lo stesso:
il battito dell’amore e dell’affetto.

*Grazia Ferramosca*

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